Esequie del cardinale Francesco Maria de’ Medici (1711)
Grippaudo,
Ilaria
Università degli Studi di Palermo
0000-0002-4924-073X
Riassunto
Il 3 luglio 1711 il cardinale Francesco Maria Acquaviva (1665-1725), abate commendatario di Santa Maria del Parco d’Altofonte, patrocinava la celebrazione di solenni esequie per la morte di Francesco Maria de’ Medici (1660-1711), ex cardinale e predecessore di Acquaviva nella carica di abate. La cerimonia si tenne a Palermo, nella chiesa degli oratoriani, e fu impreziosita da interventi musicali di rilievo, diretti da Pietro Pizzolo, maestro di cappella della congregazione. La celebrazione vide anche la partecipazione straordinaria del virtuoso Giovanni Angelo Marenghi, contralto già al servizio della cappella reale di Madrid.
Parole chiave
esequie , ingaggio di musicisti , policoralità , messa da requiem , oratorio , Francesco Maria Acquaviva d'Aragona (cardinale) , Francesco Maria de’ Medici (cardinale) , Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri , Pietro Pizzolo [Pizzuolo, Puzzolo, Pozzuolo, Puzzuolo] (compositore, maestro di cappella) , Giovanni Angelo Marenghi [Marenchi, Marenghi] (contralto) , cappella musicale della Palatina , cappella di musica della cappella reale (Madrid) , Alessandro Scarlatti (compositore) , abate di Santa Maria del Parco d'Altofonte , Carlo II (re) , Filippo V (re) , Andrea Palma (architetto, pittore) , Juan Manuel Fernández Pacheco (marchese di Villena, viceré di Sicilia)
Francesco Maria D’Acquaviva, nato a Napoli nel 1665, fu nominato cardinale nel 1706. La sua corsa alla porpora si era adeguata ben presto alle dinamiche del conseguimento di ricche prebende e benefici garantiti dalle reti politiche e socio-economiche di cui la famiglia faceva parte. Anche a questo scopo l’Acquaviva si interessò alla musica, rivelandosi appassionato protettore dell’arte del suo tempo. Lo testimonia la commissione ad Alessandro Scarlatti della Messa di Santa Cecilia (1720) e del corrispettivo ciclo di vespri (1721), destinati alla celebrazione della festa del 22 novembre nell’omonima basilica in Trastevere, titolo del quale il cardinale era stato insignito nel 1709.
I rapporti con la Sicilia iniziarono in quello stesso anno, con la nomina ad abate commendatario di Santa Maria del Parco d’Altofonte, fiorente abbazia vicino Palermo. In questo ruolo succedette a un personaggio di spicco, l’ex cardinale Francesco Maria de’ Medici, che in seguito all’abbandono del cardinalato aveva rinunciato alla carica di abate nel 1709, per poi morire due anni dopo, l’8 febbraio 1711. Tenendo conto della fama del predecessore, Acquaviva organizzò solenni esequie a Palermo, in una cerimonia absente corpore che ebbe luogo il 3 luglio 1711, nella prestigiosa cornice della chiesa di Sant’Ignazio dell’Olivella della Congregazione dell’Oratorio.
La scelta della sede va spiegata alla luce dei legami che Acquaviva intratteneva in ambito palermitano. Il cardinale, difatti, si trovava in stretti rapporti con Simone Zati, suo procuratore in Sicilia e preposito della congregazione dell’oratorio. Peraltro, la famiglia Zati aveva «attinenza di parentela con la Serenissima Casa Medici de’ Gran Duchi di Toscana» e il fratello di Simone, Giulio Zati marchese di Rifesi, era stato gentiluomo da camera dei Medici (Emanuele Gaetani 1757, p. 380). Questi due elementi spiegherebbero sia la scelta della chiesa (considerata più adeguata rispetto alla lontana e angusta abbazia di Altofonte) sia il fatto che Zati avesse avuto l’incarico di organizzare la cerimonia, nonché di redigerne il resoconto ufficiale.
La chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella rivestiva, inoltre, un ruolo fondamentale nel contesto urbano del XVII e XVIII secolo. Gli oratoriani erano giunti a Palermo alla fine del Cinquecento e subito avevano iniziato la fabbrica del nuovo edificio di culto, inaugurato ufficialmente nel 1622. Sin dai primi anni della loro presenza palermitana essi esercitarono un’importante attività apostolica, alla quale affiancarono un’intensa e costante promozione musicale, evidente soprattutto nel genere dell’oratorio o dialogo secondo la denominazione locale. A partire dalla seconda metà del Seicento si susseguono i riferimenti a composizioni musicali appartenenti al genere, destinate alle occasioni festive più importanti e in particolare alle Quarantore, con musiche sia di autori attivi nel contesto cittadino sia di compositori ‘forestieri’, di minore o maggior fama.
Accanto alla diffusione degli oratori, i padri filippini furono in prima linea per l’organizzazione nella loro chiesa di sontuose cerimonie, fra cui rientravano funerali, anniversari e commemorazioni funebri. Il resoconto dell’evento del 1711 rispecchia gli standard del corrispondente genere letterario, che tendeva a conferire maggiore risalto agli aspetti visivi (mausoleo, architetture, decorazioni, apparati) piuttosto che alla cornice sonora dello 'spettacolo'. Non stupisce, dunque, che l’autore si dilunghi sulla descrizione degli apparati e sull’imponente catafalco funebre, ideato per l’occasione dall’architetto Andrea Palma. Tuttavia, la relazione fornisce anche informazioni sulla musica, probabilmente in virtù di interventi di rilievo e della presenza di un esecutore che dovette costituire un motivo non indifferente di attrazione.
A proposito delle musiche, così infatti riporta Simone Zati:
"Da quattro cori di musica, pieni di primarij cantori ed istromentisti, de’ quali non mai scarseggia questa città, fu solennizzata con soave benchè mesta melodia la funzione predetta in uno spaziosissimo palco, addobbato nella conformità di tutta la chiesa, havendo guidato il concerto D. Pietro Pozzòlo [Pizzolo] maestro di cappella della chiesa della congregazione, che in ogni sorte di musicali componimenti eccita lo stupore negli astanti, ed è arricchito ancora di scienze più elevate, con le quali unisce modestissimi costumi. Accoppiò egli in questa messa con la gravità dell’ecclesiastico stile, specialmente nella lugubre occasione presentanea, la dolcezza dell’armonia, con industria maravigliosa".
Non sappiamo chi fossero i «primarij cantori ed istromentisti» cui fa riferimento la relazione. È probabile che alcuni di essi fossero affiliati alla cappella musicale della Palatina, l’istituzione religiosa più importante nella Palermo vicereale, i cui esecutori erano spesso coinvolti nelle cerimonie e negli eventi funebri di maggiore importanza. I quattro cori furono infatti diretti da Pietro Pizzolo, che nei libretti di quegli anni viene citato come maestro di cappella della chiesa dei padri dell’oratorio, del collegio dei gesuiti e che nel 1701 deteneva anche l’incarico di maestro della camera del viceré in carica, Juan Manuel Fernández Pacheco marchese di Villena. Per gli oratoriani Pizzolo aveva già messo in musica diversi lavori, fra cui numerosi dialoghi e oratori, eseguiti nei primi anni del XVIII secolo.
La posizione di rilievo di Acquaviva, insieme al ruolo congiunto di Zati e alle connessioni musicali di Pizzolo, spiegano l’intervento fra i cantanti di Giovanni Angelo Marenghi, virtuoso contralto già al servizio nella Cappella Reale di Carlo II e Filippo V:
"Intervenne tra i cantori il sacerdote D. Giovanni Angelo Marenghi Lombardo di nazione; il quale dopo haver servito da contralto nella Reale Cappella molti anni il re Carlo Secondo di gloriosa memoria, e poscia il presente nostro monarca Filippo Quinto, che Iddio in diuturna prosperità si degni conservare, si condusse in questa città, alcuni mesi sono, per godere la gratificazione versata in lui dalla regia munificenza con una pensione ecclesiastica di annui scudi trecento in Sicilia".
Il passo conferma che l’esibizione di Marenghi costituì un’eccezione, dal momento che il musico godeva di una pensione regia di 300 scudi annuali e per questo non aveva bisogno di esercitare la sua professione. Nonostante questo, egli «diede spontaneamente in questa congiontura saggio della sua segnalata virtù, che per la suavità della voce, e per la maestrìa della modulazione, ottenne plauso infinito».