Ricostituzione della cappella musicale della Palatina ad opera del viceré Marcantonio Colonna (1584)
Grippaudo,
Ilaria
Università degli Studi di Palermo
0000-0002-4924-073X
Riassunto
Nel 1584 Marcantonio Colonna, viceré di Sicilia dal 1577 al 1584, dotava di un nuovo nucleo musicale la Cappella Reale di San Pietro, scegliendo sette cantori fra i soldati appartenenti alle milizie del regno. L’intervento del viceré fu determinante per le sorti del nuovo organismo, anticipando di due anni il decreto ufficiale di Filippo II, in seguito al quale fu stanziato un generoso finanziamento per la cappella di musica. Alcuni documenti conservati presso l’Archivio General di Simancas riportano i pagamenti del 1584, destinati ai musici della Cappella Reale di Palermo, ma con nomi che cambiavano a distanza di pochi mesi.
Parole chiave
dotazione di una cappella , mottetto , Marcantonio Colonna (duca di Tallacoz, viceré di Sicilia) , Filippo II (re) , Cappella Reale di San Pietro (Cappella Palatina) , cappella musicale , cappella musicale della Palatina , cantori , soldati , Gabriel Carvajal (soprano, castrato) , Vincenzo Vilardo [Verardo] (contralto) , Filippo Trapanotta (tenore) , Juan Mines (cantore) , Vincenzo Guzman (cantore, basso) , Pedro Loscos (soprano) , Antonio Potenza (basso) , Giovanni de Macque (compositore, maestro di cappella) , Bartolomeo Roy (compositore, maestro di cappella) , Bernardo Clavijo del Castillo (compositore, maestro di cappella) , organista , Juan de Palacios (basso, maestro di cappella) , Juan Domingo (basso) , Juan de Leri (cantore, suonatore di cornetto) , Miguel Monente (musico) , Domingo Garcia (musico) , Juan Paulo (musico) , Luis Ruiz (maestro di cappella) , Alfonso Fontanelli (compositore, cortigiano)
In seguito allo splendore goduto in epoca normanno-sveva (XI-XIII secolo), la Cappella Reale di San Pietro, comunemente nota come Palatina, attraversò una fase di profonda crisi, acuitasi con l’avvento del viceregno, sancito ufficialmente dal trattato di Caspe (1412). Soltanto nella seconda metà del Cinquecento il tentativo di ripristinare l’antico prestigio dell’istituzione trovò riscontro nel supporto del viceré allora in carica, Marcantonio Colonna (1535-1584), che già nel 1583 si adoperò per rifornire la cappella di diverse necessità (olio, cera, suppellettili varie). Consapevole dello stato di abbandono in cui versava la chiesa, nel maggio 1584 il viceré segnalava la situazione di grave decadenza a Filippo II, inviandogli una lettera nella quale sottolineava i problemi legati alla gestione del culto, nonché la mancanza di adeguate risorse economiche. Il sovrano intervenne in modo concreto due anni dopo, assegnando al capitolo di San Pietro la somma di 3.500 scudi all’anno, fra cui 1.841 scudi con i quali il sovrano rifondava ufficialmente la cappella musicale.
Tuttavia, già prima dell’intervento regio, il contributo di Colonna fu determinante anche sul piano della dotazione musicale. Nel decreto, infatti, Filippo II, riconosceva al viceré il merito di aver introdotto la musica, ovvero di avere costituito il primo nucleo di cantori, dei quali si specificava l’appartenenza alle milizie del regno (“por haverles tenido assì asta a ora la mayor parte de los musicos en la Infanteria y Cavalleria de este Reyno”). Il primo nucleo della cappella era quindi formato da soldati o ‘uomini d’armi’ particolarmente dotati sul lato canoro, analogamente a quanto accaduto a Napoli trent’anni prima, in occasione della fondazione della nuova Cappella di Palazzo. I cantori selezionati da Colonna appartenevano alle compagnie capitanate da Carlo D’Avalos, Diego Ortiz, Pedro de Aragón e Pedro Zapata, e percepivano le rispettive retribuzioni sui fondi della cavalleria leggera, con stipendi annuali che andavano da un minimo di 8 scudi (Gabriel Carvajal, Vincenzo di Verardo e Filippo Trapanotta) a una media di 11 scudi (Juan Mines) fino a un massimo di 15 (Vincenzo Guzman e Pedro Loscos) e 16 scudi (Antonio Potenza).
Pur non essendo esplicitati, nella maggior parte dei casi i ruoli dei musicisti sono ricostruibili da documenti successivi. Nei mandati di pagamento di fine Cinquecento, Filippo Trapanotta è infatti documentato come tenore, così come il contralto Vincenzo Vilardo e i due bassi, Antonio Potenza e (probabilmente) Vincenzo Guzman. Prima di assumere l’incarico palermitano, Gabriel Carvajal, “soprano eunuco” originario di Cuenca in Castiglia, risulta invece fra i cantori della cappella pontificia. In una lettera del 31 gennaio 1586, il compositore Giovanni de Macque affermava di aver pranzato il giorno prima con Bartolomeo Roy (allora maestro della Real Cappella napoletana) e con l’organista del viceré, che gli avevano riferito il messaggio di Carvajal. In viaggio verso la Sicilia, il cantore si era soffermato alcuni giorni a Napoli, e non avendo trovato de Macque aveva pregato i due musici di fargli sapere che era atteso con impazienza in Spagna e “che quelli cantori fiamenghi della capella di Sua Maestà non volevano altro organista” se non lui.
L’affiliazione dei primi musici della Palatina a compagnie di soldati trova conferma in alcuni documenti conservati presso l’Archivio General di Simancas. Di particolare interesse risultano gli ordini di pagamento del maggio 1584, nei quali si stabiliva il compenso di cinque mesi anticipati ai cantori della cappella, appartenenti alla compagnia di don Gómez de Carvajal, ma tutti diversi da quelli elencati nel gennaio dello stesso anno. Alcuni di questi musicisti li ritroveremo in organico negli anni successivi, come ad esempio Bernardo Clavijo del Castillo (organista e compositore spagnolo), Juan de Palacios (basso stabile dal 1584 sino al 1595, nonché maestro di cappella ad interim nel 1595), Juan Domingo (anche lui attestato da documenti successivi nel ruolo di basso) e Juan de Leri (inizialmente assoldato come cantore, ma poi incaricato di suonare il cornetto, sia alla Palatina sia presso la cappella del Senato di Palermo). Dei rimanenti tre musicisti (Miguel Monente, Domingo Garcia e Juan Paulo) non si sono trovate ulteriori notizie.
Il più celebre del gruppo è Bernardo Clavijo del Castillo (1545-1626), musicista e compositore. Appartenente alla scuola tastieristica di Antonio de Cabezón, lo spagnolo sarà poi documentato come organista dell’istituzione, dal 1587 sino al 1588. È in questo periodo che dà alle stampe i Motecta ad canendum tam quattuor, quinque, sex et octo vocibus quam cum instrumentis composita, pubblicato a Roma nel 1588. Molto probabilmente Clavijo de Castillo fu maestro di cappella della Palatina prima che l’incarico venisse affidato a un altro musicista spagnolo, Luis Ruiz, nominato a partire dal 1587. Tale notizia è desunta dalla dedica dell’edizione a stampa dei Motecta, indirizzata al viceré allora in carica Diego Enríquez de Guzmán conte di Alba de Liste, dove è il compositore stesso a dichiarare di essere stato un tempo maestro della Cappella Reale di Palermo, forse a partire dal 1569, anno in cui viene attestato per la prima volta all’interno dell’istituzione.
Il radicale cambiamento di organico, pur a distanza di pochi mesi, va spiegato in alcuni casi alla luce del confronto con altre istituzioni. Ad esempio, nel luglio dello stesso anno troviamo Antonio Potenza a Napoli, prima fra i cantori della cappella dell’Annunziata (stipendiato con la cifra eccezionale di 7 ducati al mese) e successivamente come basso della Cappella Reale, carica che manterrà sino al settembre 1614. Non era un caso che nel 1590 Potenza fosse uno dei pochi musici a ricevere lo stesso salario del maestro di cappella. Ciò anzi conferma la particolare valenza esecutiva del basso, che fu spesso apprezzata dai contemporanei e di cui ci rimane la testimonianza del conte Alfonso Fontanelli. Quest’ultimo, nel corso della sua permanenza a Napoli come ospite di Gesualdo da Venosa, in una lettera ad Alfonso II d’Este del 16 settembre 1594 definiva Potenza “il primo basso di Napoli che […] hà veramente una bella voce, et fonda soavissimamente, né la voce sua nelle basse è punto inferiore alle alte e alle mezzane ma tutte sono egualissime ch’è una bella parte”.
A prescindere dal singolo caso, è comunque probabile che in questa prima fase l’organismo musicale fosse caratterizzato da una certa instabilità e che le nomine cambiassero di frequente, situazione che probabilmente sarebbe rimasta invariata sino all’intervento di Filippo II.