Fondazione della cappella di musica del collegio dei gesuiti da parte di Emilia Aragona e Bologna, marchesa di Marineo (1617)
Grippaudo,
Ilaria
Università degli Studi di Palermo
0000-0002-4924-073X
Riassunto
Il collegio degli studi dei gesuiti, chiamato Collegio Massimo, si impose come una delle istituzioni più importanti del panorama palermitano a partire dalla fine del Cinquecento. Tale importanza era evidente anche sul piano musicale, grazie alla fondazione della cappella di musica a opera della marchesa di Marineo, Emilia Bologna e Aragona. La cappella, costituita da quattro voci e quattro strumenti, doveva intervenire nelle principali occasioni celebrate solennemente dall’istituzione. Le scritture relative all’eredità Bologna danno un’idea dell’importanza che questa famiglia rivestì per l’aumento del prestigio del collegio, confermando al contempo il ruolo delle donne nel finanziamento delle attività musicali della Compagnia.
Parole chiave
dotazione di una cappella , litania , devozione delle Quarantore , mottetto , vespri , messa , festa di Sant'Ignazio di Loyola , festa di San Francesco Saverio , festa di San Luigi Gonzaga , festa della Fuga in Egitto , Emilia Aragona Tagliavia Bologna (marchesa di Marineo) , Compagnia di Gesù , cappella musicale del Collegio Massimo di Palermo , organista , liutista , violinista , suonatore di violone , cantori , cappella musicale
A partire dal XVI sec. i Bologna si distinsero come una delle famiglie più influenti del panorama politico palermitano. Le iniziative di cui furono protagonisti vanno spiegate alla luce dell’intento dei Bologna di affermarsi nella scena culturale cittadina, salendo alla ribalta grazie all’accesso ad alcune cariche di prestigio e all’acquisizione del prestigioso marchesato di Marineo, che li inserì a tutti gli effetti nel pantheon della nobiltà cittadina. In particolare Vincenzo di Bologna, divenuto marchese nel 1577, cercò di rafforzare il potere del casato con un’accorta politica matrimoniale, sposando nel 1563 Emilia Aragona Tagliavia, sorella di Carlo Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano e presidente del Regno nella seconda metà del Cinquecento.
I Bologna svolsero un ruolo importante come committenti per i gesuiti, contribuendo ad accrescerne la dotazione artistica e musicale. Fu proprio a Emilia che dobbiamo l’istituzione della cappella di musica del collegio massimo, che negli anni a seguire acquisirà un’importanza crescente nel paesaggio sonoro urbano. Infatti, tramite legato testamentario del 21 gennaio 1617, la nobildonna destinava al collegio una somma in denaro (32 onze all’anno) sopra le rendite dei territori di Marineo e Capaci per la fondazione di una cappella da impiegarsi per le litanie della Vergine durante i sabati e per i mottetti delle Quarantore. Alle 32 onze si aggiungevano 18 onze da spendere per la celebrazione delle Quarantore nei primi tre giorni della Settimana Santa:
“In manu tenere una cappella di musica in ditta ecclesia quali habbi di cantare le litanie in lode della Beatissima Vergine Maria tutti li sabbati dell’anno di più habbi una volta l’anno quando si farranno li quaranta hore in detta chiesa da cantar come si sole mottetti, et cantare nelle quaranta hore sollemni della Casa professa di detta Compagnia et inoltre habbi di cantare li primi, et secondi vesperi, et la messa il giorno della dedicatione, et titulo della cappella di donna Hijppolita di Bologna quando si porrà et mentre non si pone nel giorno del beato Luigi Gonsaga et finalmente li primi, et secondi vesperi con la sua messa nel giorno del ritorno della Madonna dell’Egitto che vene a setti di gennaro in honor della beatissima Vergine et santi patroni della città di Palermo ita che la detta musica almeno haija di havere sempre quattro instrumenti cioè organo liuto violone viola et quattro voci cioè basso, tenore, alto, et suprano, et in mantenimento della musica, et altre supradette si haijano di spendere ogni anno ditte rendite infallibilmente in manera che si accaso qualche denaro avanzarre di habbia da spendere In chiamar altri musichi, et instrumenti per l’istessa cappella, et non ad altro effetto secondo la sua intentione”.
Il documento fornisce informazioni precise sull’organico, costituito da quattro voci (basso, tenore, alto e soprano) e quattro strumenti (organo, liuto, violone e viola), che tuttavia potevano essere integrati da musici esterni in caso di residua disponibilità finanziaria. Inoltre, dà conferma delle occasioni solenni che nell’istituzione prevedevano l’intervento della musica (sabati dell’anno, Quarantore, Sant’Ignazio e Francesco Saverio, San Luigi Gonzaga, Madonna dell’Egitto), nonché dei generi eseguiti (litanie della Vergine e mottetti concertati). Anche la dicitura «come si sole» conferma l’uso prolungato di una consuetudine musicale fino ad allora non attestata in relazione alla devozione delle Quarantore, di patrocinio specifico dei padri gesuiti, che prevedeva il coinvolgimento della cappella sia nella chiesa del collegio che nella Casa Professa della Compagnia.
Il legato di Emilia risulta dunque particolarmente prezioso per molteplici motivi, sposandosi con le mire di consolidamento perseguite dal resto della famiglia e assumendo una valenza ulteriore alla luce della sua condizione femminile. Infatti, come verrà attestato negli anni successivi, il finanziamento della musica presso i gesuiti avveniva spesso tramite lasciti testamentari, effettuati per lo più da donne. Ciò conferma il ruolo della committenza femminile nella promozione della musica a Palermo tra Cinque e Settecento.